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Guide - DOVE MANGIARE

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I migliori sushi bar del mondo

Solo una moda o specialità per palati esigenti? Comunque sia, negli ultimi dieci anni la sushi-mania ha contagiato davvero tutti. Piace alle celebrità perché ha pochi grassi e poche calorie. Piace agli studenti universitari perché i sushi bar sono il luogo ideale per trascorrere una serata ‘diversa’ con gli amici. Piace a trentenni e quarantenni in carriera perché fa tanto ‘Sex and the City’. Nelle metropoli più glamour del mondo la competizione è sempre aperta: dove si può gustare il sushi (ed il sashimi) più buono? Qual è il locale più esclusivo? Anche in questo caso, recensioni e classifiche si sprecano. Lo chef giapponese Nobuyuki Matsuhisa, ritenuto dal New York Times tra i primi dieci al mondo, è il padrone di casa del Nobu, inaugurato già da qualche anno all’interno del Palazzo-Multistore Armani in via Manzoni a Milano. L’arredamento rispecchia in pieno lo stile Armani: essenziale e ricercato nei materiali e nelle forme. Molto frequentato dal jet set, propone un’ampia scelta di sushi e sashimi, tempura, udon, uramaki, temaki. Bisogna prenotare con almeno una settimana d’anticipo e sapere che il conto sarà abbastanza salato (sui 70 euro a testa). A Londra i ristoranti giapponesi sono una realtà molto apprezzata già da diversi decenni. I migliori, come Matsuri, Yo Sushi!, Nobu, Benihana, Ikkyusan, Yuzu, Donzoko o Wagamama propongono ai clienti, oltre ai piatti a base di sushi, altre specialità tipiche della tradizione millenaria della cucina orientale, a base di carne, di pesce e di verdure, con gli chef che spesso improvvisano delle performance di cooking show. Anche a Parigi non mancano chef dagli occhi a mandorla di tutto rispetto. Nel caso del tempio lounge Buddha Bar (a due passi dagli Champs-Elysées e dal Louvre), però, la musica ha un ruolo non secondario: l’ambient e la chill out proposte dai dj del locale hanno avuto grande successo in tutto il mondo, creando un'autentica tendenza. Anche in questo caso bisogna prevedere una spesa che oscilla tra i 50 e i 100 euro. Nelle immediate vicinanze degli Champs-Elysées c’è anche il Kokohana, dove il sushi viene preparato rispettando rigorosamente le tecniche tradizionali. Delizia per gli occhi, oltre che per il palato, all’Ozu, situato sotto il Cineacqua, l’acquario più grande d'Europa. La sala da pranzo, infatti, affaccia direttamente su un’enorme vasca con centinaia di coloratissimi pesci, la cui silenziosità di scorrimento crea uno spettacolo quasi ipnotico. All’Ozu, elegante ristorante di alta fascia, è possibile gustare una selezione sublime di sushi, sashimi, curry e minestre. Spostiamoci infine a New York, città che molto spesso fa tendenza anche in questo settore. Al Tomoe, 172 Thompson St., c’è un ottimo rapporto qualità-prezzo (in media non si superano i 40 dollari). I buongustai sceglieranno anche il Sushi sen-nin, 49th east/34th street, un ristorantino pieno di disegnini manga e festoni di plastica. All’apparenza non sembra molto ‘cool’, ma se Zagat, la bibbia della ristorazione mondiale, lo definisce uno dei migliori sushi restaurant della metropoli, c’è da fidarsi. Trendy, nella forma e nella sostanza è poi il Bond Street, nell’omonima via. Le sale sono tre le sale (la prima con tavoli e sedie, la seconda con il bancone davanti ai cuochi addetti al sushi, la terza interrata con club-lounge) e sempre affollatissime, ideali per il people-watching. Il sushi è ‘all'americana’, servito con varie salsine e preparato con ingredienti che non includono solo riso e pesce ma che hanno comunque un sapore eccezionale.

Dove mangiare un'ottima paella - Spagna -- leggi guide
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Dove mangiare un'ottima paella - Spagna

La ricetta per prepararne una gustosa versione fai-da-te ve l’abbiamo data (è nella sezione Rubriche di Alltravel.it). Ma se avete in programma un viaggio in Spagna e già vi chiedete ‘dove potrò mangiare dell’ottima paella?’, possiamo esservi d’aiuto anche in questo caso. Se la destinazione è Barcellona, ci sono ristoranti da segnalare soprattutto nel quartiere marinaro, la Barceloneta. Il ‘Puda Can Manel’ (Paseo Juan de Borbó), ex dopolavoro ferroviario dei pescatori della zona,  oggi è un ristorante che propone soprattutto cucina gallega e la cui specialità è l’arroz negro, cioè la paella al nero di seppia, senza dubbio da provare. Spicca per un equilibrato rapporto qualità-prezzo ‘El Rey de la Gamba’ (gamba, in lingua spagnola, sta per gambero), Paseo Juan de Borbó. Le porzioni sono generose e in media il conto si aggira sui venti euro (da provare anche la parrillada, enorme vassoio di pesce grigliato). Affaccia sul mare ed offre piatti ricercati il ‘Cal Pintxo’, Baluard, ma i prezzi restano nella media. Non si può non citare, poi, uno dei ristoranti più famosi della città, il ‘Set Portes’, Paseo Isabel II, all’inizio del Paseo Juan de Borbó. Elegantemente arredato in stile primo ‘900, è conosciuto ed apprezzato per la sua paella di ottima qualità. Bisogna sapere, però, che non si accettano prenotazioni, il che si traduce, quasi sempre, in code chilometriche formate soprattutto dai turisti. Diversi gli indirizzi da suggerire anche nella ‘capitale’ della paella, Valencia: da ‘Casa Roberto’ (calle Maestro Gonzalbo) a ‘La Sucursal’ (nei pressi del museo Ivam), da ‘La Marcelina’ (Playa de la Malvarrosa) a ‘Casa Salvador’ (località Cullera), e da ‘El arrozal da Alfonso’ (Avenida Mediterraneo, Puerto Sagunto) a ‘La Pepika Playa de la Malvarrosa’. State per volare a Madrid? Fate un salto a ‘La paella de la Reina’, nell’omonima calle: il piatto nazionale è gustoso, il servizio ottimo e ve la caverete con una ventina di euro. In alternativa c’è il ‘Naturbier’, plaza Santa Ana, un’antica birreria tedesca trasformata in bar de tapas. Completano l’indirizzario madrileno, ‘El Caldero’ (calle Huertas), ‘La albufera’ (calle capitan Hayas), l’Arroceria Gala (Calle Moratín) e ‘La Paella Real’ (Arrieta). Anche ad Ibiza, regno dell’hippie-chic, è possibile soddisfare questa particolare voglia gastronomica. Alla fine del lungomare, zona porto, c’è ‘El faro’: da qui si può godere di un incantevole panorama isolano. Il ristorante è un po’ caro ed è aperto solo durante la stagione estiva. Aperto nel 1934 sul Paseo Vara de Rey, ‘Alfredo’s’ è uno dei ristoranti più antichi dell’isola. Propone un’ampia scelta di cibi freschi e specialità spagnole a base di riso, l’atmosfera è accogliente e familiare. In località Santa Eulalia si segnala, infine, ‘La Paella’. E’ possibile mangiare su una grande terrazza all'ombra scegliendo tra menu spagnolo e menu internazionale. Qui la paella viene preparata attenendosi scrupolosamente alla ricetta tradizionale.

Il rito del tè: le tea rooms più rinomate -- leggi guide
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Il rito del tè: le tea rooms più rinomate

Pudding, fish’n’chips e fumanti tazze di tè da accompagnare a deliziosi e colorati pasticcini. E’ il quadretto che l’immaginario collettivo associa alla definizione di gastronomia britannica. Il rito del tè viene tramandato di generazione in generazione ed è un piacere, oltre che per il corpo (basti pensare alle innumerevoli proprietà benefiche delle varie tipologie di questa antica bevanda), anche per lo spirito, perché significa regalarsi una pausa rilassante, dal gusto vintage, in un contesto, quello delle sale da tè, di grande eleganza. La tea room più rinomata del Regno Unito si trova a York. Stiamo parlando di ‘Betty’s’, a St Helen’s Square, nel cuore della città. Rimarrete affascinati dall’eleganza art déco della sala Belmont Room, al piano terra, con le sue finestre incurvate, i raffinati rivestimenti in legno e gli specchi ornamentali. Qui potrete sorseggiare dell’ottimo tè ed assaggiare squisiti dolcetti, scones (le tipiche brioscine scozzesi servite con burro, marmellate o altre salsine) ed altre specialità della casa. Anche a Londra, tuttavia, non mancano locali molto particolari, come The Wolseley, a Piccadilly Circus, un cafè in stile liberty realizzato in un autosalone degli anni Venti. Da segnalare, poi, l'Orangerie di Kensington Palace, con una tea room che vi farà sentire principesse per un giorno o Fortnum & Mason, a Piccadilly Street, antico emporio della regina che offre rare miscele di tè british, infusi e tisane di ogni genere. Per acquisti e degustazioni al top, i grandi magazzini più famosi al mondo, Harrods, restano una tappa obbligata per qualsiasi intenditore. Anche a Parigi è possibile rifarsi gli occhi e il palato. La sala da tè di Jean Paul Hévin, al 231 di rue Saint-Honoré, è raramente sovraffollata e merita almeno una visita: dalle 12 alle 19, dal lunedì al sabato, propone ai clienti gustose millefoglie, torte al cioccolato, montblanc e, per chi preferisce il salato, insalate e omelettes. Insomma, un vero e proprio pasto, anche nel prezzo (che oscilla tra i 15 e i 30 euro). Tè e ‘dolce vita’ nella città eterna, nella centralissima piazza di Spagna (ma in un’atmosfera tranquilla e riservata, molto british). Aperta nel 1893 da Anne Mary Babington e Isabel Cargill per la comunità anglosassone a Roma, Babington’s ha ospitato, tra gli altri, i Savoia, Federico Fellini e Liza Minnelli. Un antico camino è spesso acceso durante la stagione invernale. La tea room offre più di trenta miscele di tè create per l’acqua di Trevi. Decisamente diversa l’aria che si respira alla Russian Tea Room, che rimanda a Tolstoj e Dostoevskij. Una piccola sala da tè nell’antico Ghetto, a pochi passi da piazza Mattei, che rievoca la Madre Russia attraverso la musica in sottofondo e le sue storiche icone: le porcellane dipinte in blu e oro, il samovar d’argento, gli abiti tradizionali, le maschere, le tovaglie bianche ricamate. Oltre ad una pregiata selezione di tè, specialità della casa sono le praline al cioccolato ed i blinis alla marmellata. Se, infine, desiderate un ambiente più vivace e cosmopolita, a New York, al Greenwich Village, c’è Tea&Sympathy, il luogo ideale per conoscere giovani artisti e socialites in un ambiente in cui il colore è protagonista, pieno di teiere e calamite.

Cucina etnica (Usa ed Oriente): i ristoranti di tendenza -- leggi guide
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Cucina etnica (Usa ed Oriente): i ristoranti di tendenza

Un anniversario da festeggiare, una voglia da soddisfare, una serata da ricordare. Il mondo è pieno di ristoranti che si distinguono dagli altri per uno o più dettagli: vuoi per l’arredo design, per il servizio impeccabile o per la maestria dei suoi chef. Ce n’è davvero per tutti i gusti, anche quelli apparentemente più semplici. Voglia di…hamburger? Il Miami Wine and Food Festival, uno dei principali eventi gastronomici degli Stati Uniti, ha appena incoronato il suo nuovo campione. A dire il vero, si tratta di una rielezione, visto che il premio per l’hamburger più buono degli Usa è stato attribuito per il secondo anno allo chef Michael Symon, che lavora nell’Ohio, a Cleveland, al ristorante ‘B Spot Burgers’. Altri ristoranti a stelle e strisce dove poter gustare degli ottimi hamburger sono il Blt Burger (470 6th Avenue), il Landmarc (179 West Broadway), The Spotted Pig (Greenwich Street) e lo Shake Shack (11 Madison Avenue) a New York; il Good Stuff Eatery (303 Pennsylvania Avenue Southeast) a Washington; il Boston Burger Company (37 Davis Square) a Boston; il Blt Steak (1440 Ocean Drive) a Miami; Umami Burger (850 South La Brea Avenue). Se invece avete voglia di Oriente, declinato secondo un sapiente mix di antico e moderno, a Milano, in Via Castelvetro, ha aperto da poco il Bon Wei, un locale elegante progettato secondo i canoni della Cina contemporanea. Il menu à la carte propone più di cento piatti, tutti preparati con ingredienti di prima qualità e serviti con un’estrema cura nella presentazione. Degno di nota anche il giardino orientale sul quale affaccia, attraverso una vetrata, la seconda sala. Guoqing Zhang, chef del Bon Wei, propone un vero e proprio viaggio nella gastronomia di tutta la Cina, con un occhio di riguardo per le specialità cantonesi. Da assaggiare, in particolare, l’anatra alla pechinese, i gamberi alla Bon Wei e la zuppa di pinne di pescecane. Spostiamoci in Francia. A Sens, ad un’ora e mezza da Parigi, alle porte della Borgogna, c’è il Miyabi (che in giapponese antico significa eleganza) un ristorante davvero unico nel suo genere. L’atmosfera è d’altri tempi, con un’incantevole geisha che accoglie i clienti con indosso un kimono di seta. Vi sarà offerto un saké di benvenuto, in una pregiata coppetta di legno realizzata da un artigiano di fama nel Sol Levante. Cucina qui significa spettacolo, sperimentazione e la creazione di un legame tra le diverse culture gastronomiche: del resto la cucina giapponese si sposa perfettamente con i grandi vini bianchi di Borgogna. Tra le specialità proposte dallo chef Tetsuya Ichioda, spiccano le lumache di Borgogna in tempura, la terrina di foie gras delle Lande, la gelatina di dashi (all’aceto di riso), le foglie di nori essicate al Milin, il piccioncino cotto alla brace servito con una rapa boule d’or in salamoia alla giapponese, accompagnato da una salsa Akamiso e, per concludere il pasto in dolcezza, Blanc-manger al litchi al profumo di rosa, mandarino candito in zuppa di cioccolato e gelato al mandarino.

Happy hour su due ruote: le ciclofficine urbane -- leggi guide
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Happy hour su due ruote: le ciclofficine urbane

Stanchi del solito aperitivo? L’alternativa c’è e si chiama ciclofficina urbana. In Italia, come spesso accade, la tendenza arriva un po’ in ritardo rispetto al resto d’Europa, ma, come si suol dire, meglio tardi che mai. In questo caso, è figlia del movimento Critical Mass e dei ciclisti urbani, amanti delle due ruote per ogni spostamento ed impegnati nella battaglia ecologista per un mondo più verde. Le ciclofficine, presenti sia nelle grandi che nelle piccole città, sono dei luoghi d’aggregazione, il più delle volte autogestiti e senza scopo di lucro, in cui è possibile riparare, riciclare o scambiare la propria bicicletta. Il tutto mentre si sorseggia un drink e si ascolta della buona musica. Tra le ciclofficine più attive c’è ‘Bici e Basta’ a Torino (www.biciebasta.com), che spesso organizza dei Bike Parties (pubblicizzati anche attraverso i social network). Chi viene in bici ha in regalo un drink! ‘L’aperitivo del ciclista’, a Torino, è un appuntamento fisso anche al Tandem (www.ciclofficinatandem.it), impegnato in eventi di promozione della mobilità su due ruote. Nella vicina Milano, le serate più ciclo-friendly si svolgono alla ‘Stazione delle Biciclette’ (www.lastazionedellebiciclette.com), con concerti live di gruppi emergenti ed happy hour a chilometri zero. Gli studenti milanesi frequentano anche Ruota Libera (http://ciclofficinaruotalibera.wordpress.com), il cui slogan è ‘Lo vedi, lo fai, lo insegni’, dove si tengono proiezioni per ciclisti e pollici verdi, aperitivi vegan e gare di tappi a premi. A Bologna, dove l’uso della bici è radicato da decenni e fa parte della cultura locale, ci si ritrova ogni giovedì nella ciclofficina dell’Xm24, un locale storico all’interno dell’ex mercato comunale (http://ampioraggio.contaminati.net). A Padova si balla, si beve e si socializza presso La Granata: qui sfogo della creatività e scambio dei saperi serve proprio ad incentivare l'uso delle biciclette. Un bike party tira l’altro anche a Verona: qui La Scatenata promuove biciclettate e corsi di manutenzione (www.azioniacatena.it). I ciclisti urbani della Capitale, invece, si ritrovano ogni seconda domenica del mese al Pigneto per un aperitivo en plein air (www.ciclonauti.org e http://cicloaperitivoroma.jimdo.com). Molto attivi e festaioli, anche i soci della ciclofficina La Gabbia, a Tor Bella Monaca (http://www.m8.roma.it/blog/lagabbia): del resto è più piacevole gonfiare le gomme, discutere di global warming e sellini vintage tra musica dal vivo, birra e tartine. Per un elenco più esaustivo delle ciclofficine presenti in Italia, è possibile consultare il sito www.ciclofficinepopolari.it. Per chi non si separa dal proprio mezzo a due ruote neanche quando è all’estero, ecco qualche suggerimento: a Londra c’è il Look Mum No Hands, con workshop tematici e Café-Bar (http://www.lookmumnohands.com), a Berlino il Keirin Cycle Culture Café (http://www.keirinberlin.de/store-and-cafe), e ad Oakland, in California, l’Actual Cafè (http://www.actualcafe.com).

Le champagnerie più trendy d'Italia -- leggi guide
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Le champagnerie più trendy d'Italia

Voglia di un happy hour prezioso e raffinato? Scegliete una champagneria. I locali che celebrano le bollicine più amate ed ambite del mondo stanno spuntando come funghi in tutta Italia, tanto nelle metropoli quanto nei piccoli centri. La ricerca dell’indirizzo giusto può essere un ottimo spunto per programmare un romantico weekend in due. La città italiana più all’avanguardia, nella diffusione di questa tendenza, non poteva che essere Milano, tornata ad essere la città-da-bere tanto celebrata nei ruggenti anni Ottanta. Al settimo piano della Rinascente, dal quale è possibile godere di una spettacolare vista sulle guglie del Duomo, c’è l’Oyster Bar Perrier-Jouet che propone ai suoi clienti il più inebriante degli abbinamenti: ostriche e champagne (quest’ultimo, ovviamente, è della maison francese fondata ad Epernay nel 1811). Un’altra champagneria è stata inaugurata di recente all’interno della boutique della super-griffe D-Squared in via Verri, a pochi metri dal ‘Quadrilatero della moda’. Bollicine d’autore anche al Bulgari Hotel, al cui interno, un anno fa, ha aperto al pubblico l’esclusivo Dom Pérignon Lounge Bar: un salotto accogliente e mondano che offre ai cultori della materia la possibilità di degustare la collezione Dom Pérignon Blanc e Dom Pérignon Rosé, abbinata alle proposte di finger food dello chef Elio Sironi. A Venezia, la maison Krug ha scelto l’ala cinquecentesca della Palazzina Grassi come sede della Krug Lounge, a cui si accede solo su invito o se si è ospiti dell’hotel, dove si può sorseggiare una flute di Cuvée sullo sfondo del Canal Grande. Fan ed emuli di James Bond, invece, si daranno appuntamento nei  ‘Bond Point’, un circuito di locali nei quali gustare, in pieno stile 007, sette tipi di champagne (tra cui Dom Pérignon, Bollinger, Pommery, Veuve Clicquot, Taittinger e Roederer Cristal). Gli indirizzi più in? Sono a Roma. Si tratta del Grand Hotel Excelsior, del bar dell’hotel d’Inghilterra e lo Stravinskji bar dell’hotel de Russie. Rimanendo nella Capitale, altrettanto trendy è Le Grand Bar dell’hotel St. Regis. Alle 19.00 in punto il barman stappa, con un colpo di sciabola, la prima bottiglia di Perrier-Jouet: il primo brindisi dà così il via al ricco buffet proposto dallo chef Francesco Donatelli. Happy hour da gourmet anche a Siena, dove è appena stata inaugurata la champagneria Cava de’ Noveschi, locale che rimanda ad atmosfere ottocentesche che offre ogni giorno un percorso di degustazione tra sette diverse etichette, abbinate a formaggi e salumi biologici a chilometri zero. Nel cuore di Orvieto c’è La Champagneria, che propone serate a base di Philipponnat o di Bolinger d’annata con sottofondo jazz o pop. Al Sud gli indirizzi da annotare sono due. A Napoli c’è la lussuosa champagneria del Grand Hotel Parker’s. Qui ogni viaggio enogastronomico è un momento di festa per tutti e cinque i sensi: insieme ad un calice Alain Thienot o di Laurent-Perrier si può gustare una bavarese di San Marzano su ricottine di bufala al basilico o il gelato di mozzarella e confettura di pomodori. E, dopo aver digerito, non bisogna farsi mancare un idromassaggio – a base di champagne, ça va sans dire – nella spa dell’hotel. Bollicine e musica a Catania, per concludere, al wine bar I Quattro Venti, ricavato nell’ex teatro del barocco Palazzo Biscari: qui le serate a base di Veuve-Clicquot sono sempre accompagnate dai dj-set a base di rock, house e live session.

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Andar per birre

Bionda, mora o rossa? Tranquilli, non vogliamo indagare sui gusti maschili in fatto di donne, ma sulle vostre preferenze in materia di birra. Ogni Paese del mondo ne produce qualche varietà particolare, ma da sempre le più apprezzate si gustano negli Stati del Nord Europa. Dici Germania, ad esempio, e pensi all'Oktoberfest che ogni anno anima le vie di Monaco di Baviera. Ed è proprio qui che, nel 1589, nasceva la Hofbräuhaus, la birreria più famosa del mondo (al n.9 di Platzl, aperta tutti i giorni dalle 9.00 alle 24.00). Al piano terra c'è il salone più frequentato con le sue le lunghe tavolate in legno massiccio, le volte affrescate, l'orchestra e i camerieri abbigliati in rigoroso stile bavarese, e poi...fiumi di bionda! Qui l'atmosfera è allegra e vivace ad ogni ora del giorno. Al primo piano, invece, si trovano le sale più riservate ed eleganti mentre al secondo piano la grande sala delle feste propone ogni sera cene a buffet, a prezzo fisso, concerti inclusi. Chi vuole può anche mangiare all'esterno, nel biergarten. Non mancano gli indirizzi alternativi: Augustiner (Neuhauser Straße 27), una delle birrerie più antiche della città; Hirschgarten (all'interno dell'Hirschgarten), il più grande biergarten di Monaco con i suoi 8mila posti, già tenuta di caccia voluta nel '700 dal principe Karl Theodor (mentre si mangia e si beve è possibile osservare da vicino i cervi che vivono nel parco); Paulaner (Kapuziner Platz n.5), locale appartenente all'omonima antica fabbrica, non molto lontano dalla zona in cui si svolge l'Oktoberfest. Un'altra meta da non perdere per gli amanti della birra è senza dubbio Dublino, capitale della Guinness. Temple Bar è il quartiere ideale per bere la nera più buona del mondo, senza dimenticare una capatina alla Guinness Storehouse, il birrificio vero e proprio, uno dei luoghi più visitati della città: qui potete seguire da vicino il processo di birrificazione per poi degustare il prodotto finito al settimo piano, al Gravity Bar (la Guinness Storehouse è aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 17.00, l'ingresso è a pagamento e costa 14 euro). Questi gli indirizzi da annotare in agenda:Brazen Head (Lower Bridge Street n.20), il pub più antico della città; The Market Bar (Fade Street), uno dei più affollati; Hogans (South Great Georges Street), una vera istituzione tra i pub di Dublino; Mulligans (Poolbeg Street n.8), dove si può sorseggiare la Guinness più buona. Andar per pinte a Londra, invece, può rivelarsi un po' più complicato, viste le centinaia di pub presenti nella capitale inglese. E' anche per questo che sono nate dettagliatissime directories come Beerintheevening.com: basta inserire nell'apposito form per la ricerca tutte le caratteristiche che deve avere il vostro pub ideale - dal libero accesso ad internet senza fili all'assenza di barriere architettoniche per i disabili, dal maxi schermo per le partite di calcio all'aria condizionata - e il sito vi fornirà in pochi secondi gli indirizzi più vicini. Amsterdam, infine, è la capitale gastronomica dell'Olanda. Qui, nel XV secolo nacquero le prime birrerie, mentre nel 1863 Gerard Heineken ne aprì una e la chiamò ‘De Hooyberg’: così ebbe inizio la storia del marchio Heineken. Durante il Koninginnedag, il giorno della Festa della Regina, viene venduta esclusivamente la 'event beer', un birra poco alcolica servita nei bicchieri di plastica. I più esigenti, invece, durante il resto dell'anno faranno tappa da "In De Wildeman" (Kolksteeg 3), dove servono quasi ottanta tipi diversi di birra, tra cui alcune provenienti dal vicino Belgio, o al birrificio Brouwerij't Ij (Funenkade 7), tipico mulino dove se ne producono e se ne somministrano otto varietà, tutte artigianali e di elevatissima qualità ad un costo più che contenuto.

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Cenare da veri gourmet con meno di 40 euro

Cenare da veri gourmet con meno di 40 euro in ricercati ristorantini di nicchia? E’ possibile! Gli indirizzi da segnalare sono tanti in tutta Italia. In un ideale percorso per palati fini che va dalla Sicilia fino al Friuli, iniziamo proprio dall’isola sicula. ‘Maria Fidone’, ristorante tipico dei monti Iblei, a Frigintini, non lontano da Modica, è amato da Slow Food e recensito finanche dalla community per viaggiatori più famosa del mondo, TripAdvisor. Atmosfera elegante ed accogliente, propone ai suoi clienti un menu rustico ricco ed abbondante: vari tipi di focacce e pane condito, pasta fatta a mano, erbette di campo, ragusano Dop, zuppa di fave con sedano e carota, vini pregiati a chilometri zero. Interessanti soprattutto le serate tematiche: il mercoledì è dedicato ai legumi, il venerdì alla trippa e il sabato alla ricotta (accompagnata da salsiccia arrostita). Tanto gusto a prezzi più che accessibili. Risalendo lungo lo stivale, ci fermiamo a Napoli. Nel centro città, a via Santa Maria di Costantinopoli, c’è La Stanza del Gusto. Lo chef Mario Avallone è bravissimo nell’arte di scoprire nuovi prodotti di nicchia, che poi rielabora con indiscussa maestria. Le proposte gastronomiche si differenziano, anche nel prezzo, in diversi menu della casa, tra cui quello a chilometri zero (zuppa di mandorle e zafferano, O’Roie, giardiniera di verdure, cacio all’argentiera, cioccolato e ricotta, per un totale di 35 euro). Qui, inoltre, si organizzano periodicamente corsi di degustazione dedicati a singoli prodotti, come i formaggi o le birre artigianali. Spostiamoci in Abruzzo. Fonduta di cipolla nella cipolla, polpette di pecorino al pomodoro e pollo marinato e cotto sul carbone: sono solo alcune delle specialità regionali che si possono assaporare da Ninì, a Montesilvano Colle (Pe), mentre in Toscana, a San Miniato (Pisa), la mente creativa di Paolo Fiaschi, chef di ‘Papaveri & Paolo’, riesce a partorire, tra le sue creazioni culinarie: praline di Baccalà mantecato con radicchi scoltellati, bricolage di maialino di latte avvolto nelle foglie di bietole, carpaccio di noce di chianina marinato sotto sale, salsa di mela verde e piatti espressamente dedicati ai vegetariani. Nel capoluogo toscano, in via Santo Spirito, c’è Il Santo Bevitore che si distingue dagli altri per gli accostamenti curiosi e le nuove armonie nel reinterpretare la cucina tipica regionale. Il menu e la carta dei vini si rinnovano di mese in mese, per proposte mai scontate.  Il Marco Fadiga Bistrot, a Bologna in via Rialto, soddisfa ogni richiesta in materia di cibo e vino: cucina regionale, ostriche e champagne, foie gras e plateau royal. Tanta scelta e raffinatezza con un occhio al portafogli (si spendono in media trenta euro). Anche a Milano c’è una piccola oasi dei sapori dove si può mangiare spendendo poco e con prodotti a km. zero. Si tratta del Molino Santa Marta, all’interno dell’omonimo agriturismo immerso nel parco del Ticino, a Casterno Abbiategrasso. Il menu degustazione (che cambia ogni giorno) costa 32 euro ed è anche previsto uno sconto del 50% per i bambini con meno di dieci anni. Tra le specialità della casa si segnalano: brochette d’anatra e pancetta affumicata con ananas; coniglio dorato con pane, fave, piselli e petali di pomodoro; anguilla croccante con marmellata di cipolle e verdure all’agrodolce; maialino da latte croccante allo zenzero con spinaci, pinoli e uvetta; strudel di sfoglia con crema torroncino. Le carni alla griglia e allo spiedo che hanno ancora ‘il sapore di una volta’ sono, infine, il piatto forte dell’antica trattoria Da Rochet, nel verde di Reana del Rojale (Ud), inserita tra i locali storici del Friuli Venezia Giulia.

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Biologico, che passione! Mangiare in un Bio Bistrot

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Le risto-macellerie: i locali da non perdere

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